solitudine digitale degli anziani

La solitudine digitale dei nostri anziani tra spid, pec e token

La rivoluzione della Rete, che sta attraversando la società come uno tsunami, ha sorpreso gli anziani che si trovano a dover affrontare una nuova solitudine: quella digitale. Identità digitale, pec, token di sicurezza bancaria, infinite password da ricordare, ricette elettroniche da scaricare e adesso anche lo screenshot del green pass da memorizzare sul telefonino sempre che si riesca a scaricare la versione cartacea. Qualcuno dice che ci si debba adattare, senza considerare che tanti anziani non hanno la possibilità di una consulenza immediata da figli, nipoti o amici in grado di aiutarli ad affrontare la tempesta.

La Fnp Cisl Bergamo ha bene in testa il problema tanto da avere reso disponibile un servizio cittadino di attivazione dello Spid, obbligatorio per entrare nei meandri online della pubblica amministrazione. Un salvagente in un mare digitale non tanto semplice da navigare anche per la cosiddetta generazione Z. Facciamoci delle domande. Cosa fa un pensionato di 80 anni quando, entrando in banca, non trova un cassiere bensì un totem multifunzione? È in grado di utilizzare l’home banking per effettuare operazioni tramite Internet? E se una compagnia aerea chiede il check-in online per un viaggio? Anche guardare la Tv non è più così tanto semplice per passare da un canale Rai a una programmazione di Netflix sempre che si riesca ha pagare il servizio di streaming con la carta di credito.

Ciò che dovrebbe aumentare la qualità della vita per molti anziani è diventato un incubo a occhi aperti. Ogni generazione si trova davanti a un cambiamento scientifico e tecnologico che spaventa la fascia più anziana della popolazione. Ma finora le rivoluzioni — il treno a vapore, l’elettricità, il telefono, il trasporto aereo, la televisione, il cellulare — consentivano una fruizione passiva: bastava alzare un interruttore, schiacciare un tasto, alzare una cornetta o trovare il coraggio per salire sull’aeroplano. Oggi non è così semplice. C’è la solitudine digitale, e può diventare drammatica. Un ventaglio di fantastica tecnologia, purtroppo inaccessibile o comunque imbarazzante quando non escludente, specialmente per i nonni del terzo millennio.

Il Covid ha accentuato questa solitudine perché non tutti i nonni hanno imparato a fare videochiamate con figli e nipoti (o semplicemente per mandare un whatsapp) per sentirsi meno soli in questa forzata clausura. Il gap generazionale tra i nativi digitali, gli adulti digitali e gli adulti non digitali, è molto ampio. Uno studio dell’Università dell’Aquila sulle “Barriere Psicologiche alla vita digitale degli adulti anziani: l’ansia da computer come meccanismo predittivo della tecnofobia”, ha infatti messo in luce l’impatto emotivo che la tecnologia digitale può avere sulla popolazione adulta italiana. Lo studio ha evidenziato che molti adulti si sentono inadeguati quando messi davanti ad un device tecnologico, soprattutto un computer più che uno smartphone, rischiando di trasformare questa sensazione in vera e propria tecnofobia.

Il problema della solitudine digitale degli anziani non è banale e va affrontato.

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